cultura zen

Brevi storie Zen - Chán Koan

Il koan è una frase, apparentemente assurda, su cui il discepolo deve meditare cercando di comprenderne l’essenza tramite l’intuito, in quanto l’intelletto non può fornire risposte adeguate.
Ne esistono di varia difficoltà secondo il livello di “illuminazione” dei discepoli.
Ecco alcune semplici storie Chán:

Svuota la tua tazza

Una persona andò a trovare il Maestro Nan-in per rivolgergli domande sullo Zen. Invece di ascoltare il Maestro, il filosofo cominciò a parlare delle sue idee al riguardo.
Dopo un po’ di tempo Nan-in preparò il tè e lo versò nella tazza dell’uomo finché essa si riempì, ma egli continuò a versare.
Alla fine, il visitatore non poté più trattenersi e disse: “Non vedete che è piena? Non potete più versare altro tè”.
Nan-in, fermandosi, rispose: “Lo so. Anche la tua mente è troppo piena di opinioni e di congetture, perché le si possa versare dentro qualcos’altro.
Come potete pensare che io possa parlarvi di Zen se prima non svuoti la tua tazza?”

Dona pace alla tua anima

Come già scritto, Bodhidharma meditò per nove anni con il viso rivolto verso un muro.
Una volta un monaco confuciano si recò da lui per ricevere gl’insegnamenti. Bodhidharma continuò a rimanere seduto immobile e zitto per sette giorni e sette notti mentre il monaco implorava la sua attenzione.
Alla fine il monaco non resistette più e, per mostrare la sua sincerità, prese una spada grande e si tagliò un braccio portandolo a Bodhidharma dicendo: “Ecco questa è la prova della mia sincerità. Per molti anni ho cercato la pace per la mia anima e sapevo che mi avreste mostrato dove trovarla”.
Bodhidharma gli rispose: “Non portarmi il tuo braccio, portami qui la tua anima e io le darò pace.
“Come faccio”, replicò il monaco, “L’ho cercata ma non l’ho trovata”. “Allora è già in pace”, gli rispose Bodhidharma.

Se mi ami, amami apertamente

Venti monaci e una suora, che si chiamava Eshun, stavano meditando insieme a un certo Maestro Zen.
Eshun, anche se era stata rapata a zero, era molto carina e indossava un vestito semplice. Molti monaci, in segreto, se ne erano innamorati.
Uno di loro le scrisse una lettera d’amore, insistendo per ottenere un incontro privato.
Eshun non rispose.
Il giorno seguente il Maestro tenne una lezione al gruppo e, quando terminò, Eshun si alzò e, andando verso chi le aveva scritto la lettera, disse: “Se davvero mi ami così tanto, vieni e abbracciami ora”.

La luna non può essere rubata

Ryokan, Maestro Zen, viveva in una piccola capanna ai piedi di una montagna e aveva uno stile di vita molto semplice.
Una sera un ladro entrò nella capanna e scoprì che non c’era proprio nulla da rubare.
Ryokan, ritornando, lo fermò. “Sei venuto da lontano per venirmi a trovare”, disse al malintenzionato: “Non devi tornare indietro a mani nude. Prego, prendi in dono i miei vestiti”.
Il ladro, confuso, prese i vestiti e andò via di nascosto. Ryokan, nudo, si sedette e guardò la luna. “Poverino”, rifletté, “Avrei desiderato potergli offrire questa favolosa luna”.

Strada fangosa

Un giorno Tanzan e Ekido camminavano insieme per una strada piena di fango. Pioveva abbondantemente e, arrivati a una curva, incontrarono una graziosa ragazza che indossava un kimono di seta e non era in grado di attraversare l’incrocio. “Vieni, ragazza” disse subito Tanzan. La prese in braccio e oltrepassò il pezzo di strada fangosa.
Ekido non parlò più fino a sera, fin quando giunsero al tempio che li avrebbe ospitati. E allora non si poté più trattenere. “Noi monaci non possiamo avvicinarci alle donne”, disse a Tanzan, “specialmente a quelle giovani e belle. È pericoloso. Perché lo hai fatto?”
E Tanzan gli rispose: “Io ho lasciato là quella ragazza. “Tu la stai ancora portando”.

Una parabola

Buddha raccontò una parabola in sutra.
Un uomo che camminava attraverso un campo incontrò una tigre. Fuggì via e la tigre lo rincorse. Giunto a un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre il ciglio. La tigre lo fiutava dall’alto. Tremando, l’uomo guardò giù dove in fondo all'abisso un'altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva.
Due topi, uno bianco e l’altro nero, piano piano cominciarono a rosicchiare le radici della vite. L'uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altra raccolse la fragola. Com’era dolce!
Sutra, nella letteratura indiana, è il nome dato a brevissimi aforismi di rituale, filosofia, grammatica e letteratura scientifica in genere, con i quali si compongono speciali trattati, denominati anch'essi sutra.

Aprire la vostra casa dei tesori

Daiju andò in Cina a trovare il Maestro Baso il quale gli chiese: “Cosa stai cercando?” “L’illuminazione”, rispose Daiju.
“Tu possiedi i tuoi tesori in casa. Perché li cerchi fuori?” chiese Baso.
Daiju replicò: “Dov’è la mia casa dei tesori?” e Baso gli rispose: “Quello che stai chiedendo è la tua casa dei tesori”.

cerimonia del tè

La cultura del tè in Cina

La Cina ha una lunga tradizione per quanto riguarda la bevanda del tè. Infatti lo consumano da ben quattromila anni. Lu Yu (733-804 d.C.), conosciuto come il “Saggio del Tè”, attribuì la sua scoperta a un leggendario imperatore cinese, Shen Nong nel 2737 a.C. Fu in quel tempo che bere il tè divenne molto diffuso e la parola “Cha Dao” cominciò a essere usata riferita all’atto di gustarlo.
Durante la dinastia Song, fra gli ufficiali governativi e gli intellettuali, bere il tè era considerato di moda ed erano organizzate gare di abilità riguardanti la sua preparazione. Durante la dinastia Ming, il tè divenne una bevanda assaporata da tutti poiché le sue proprietà pratiche furono maggiormente enfatizzate rispetto alle sue connotazioni sociali delle dinastie precedenti. Tradizionalmente, i cultori del tè erano considerati come una élite in quanto la pratica di bere il tè era espressione di rettitudine, istruzione e principi morali. Le proprietà specifiche scoperte dai medici e ricercatori cinesi furono, probabilmente, la ragione per il suo crescente apprezzamento. Durante la dinastia Tang, un monaco giapponese si innamorò di questa bevanda e la esportò in Giappone.
In Cina, infatti, il tè non è solo una bevanda ma anche un ingrediente fondamentale della Medicina Tradizionale Cinese. La Materia Medica di Shen Nong annota che egli usava il tè come rimedio. Hua Tuo, il famoso dottore cinese della dinastia degli Han dell’Est, (25-220 d.C.), è spesso citato per la sua affermazione: “bere costantemente tè amaro ti fa sentire meglio”. La capacità del tè di incrementare le funzioni cerebrali può spiegare perché il berlo era così diffuso fra i monaci buddisti nelle dinastie Wei e Jin e veniva consumato per il suo effetto rinfrescante e per il fatto di favorire la meditazione.
Il tè ha anche altre proprietà, come quella di estinguere la sete, eliminare il grasso, limitare la dispepsia e migliorare la vista.
Nel 1610 arrivò in Europa attraverso Macao, a bordo di una nave mercantile olandese, diventando così una bevanda internazionale.
Oggi in Cina il tè rappresenta l’elemento culturale fondamentale. Esso ha avuto una grande influenza sullo sviluppo della cultura cinese.
Il tè è spesso associato alla letteratura, alle arti e alla filosofia, ma anche al taoismo, buddismo e confucianesimo. Anche la più umile abitazione possiede un set di strumenti per la preparazione del tè come simbolo di accoglienza e rispetto verso i visitatori per sancire l’importanza dell’evento.
La cultura del tè si riferisce al modo in cui esso è prodotto, preparato e consumato e come le persone interagiscono con questa bevanda. Esso riflette le caratteristiche etniche, estetiche ed etiche delle culture nelle differenti regioni e periodi.
Le implicazioni culturali del tè si possono trovare principalmente nelle cerimonie, come ad esempio, matrimoni, funerali e altri avvenimenti della vita quotidiana.
Bere tè, come pure usarlo nelle differenti interazioni sociali, indica uno stile di vita.
Le persone spesso lo sorseggiano nel tempo libero per avere una vita mondana. Eleganza, semplicità, frugalità e intellettualismo sono le caratteristiche più specifiche del tè, per incrementare la salute, per affermare la propria individualità e reputazione e come modo di essere.

Tipi di tè

I tè sono classificati tenendo conto diversi elementi, zona di produzione, il mercato di destinazione, le dimensioni delle foglie, lavorazione, ecc…
Tè verde Lucha (ossidato)
Tè nero Heicha (completamente ossidato)
Tè “semi-fermentato” Qingcha (Oolong), caratterizzato da media ossidazione, e inoltre Huangcha (Tè giallo), Baicha (Tè bianco) e Hongcha (Tè rosso).

Preparazione

Ci sono diversi modi per preparare il tè. Quello più informale, usato in casa o nei ristoranti, è la semplice aggiunta di foglie in una pentola con acqua calda. Altri due metodi principali sono il metodo Chaou e il metodo Kung Fu Cha.
Metodo Chaou
È adottato nelle occasioni formali utilizzando i tè più delicati, un coperchio, una tazza/ciotola e un piattino, solitamente in porcellana.
Metodo Kung Fu Cha
Questo procedimento è nato e si è sviluppato nelle province cinesi del Fujian e del Guangdong. Il nome significa “tè preparato con impegno, cura e attenzione” e si utilizza soprattutto il tè Oolong. L’impegno riservato nella sua preparazione è il medesimo che s’impiega nella preparazione atletica delle arti marziali cinesi. Molta attenzione è anche riservata alla scelta dei materiali, tutti naturali; alcuni maestri sostengono che l’acqua non deve mai toccare il metallo che rilascia un sapore sgradevole. Altri strumenti utilizzati sono:

- teiera tradizionale, detta Yixing, caratterizzata da una certa porosità, in modo da assorbire gli aromi del tè che vi sono infusi
- pinze per manipolare le tazzine bollenti
- un cucchiaio ottenuto da una sezione di canna di bamboo per misurare la quantità di tè
- un vassoio con doppio fondo cavo per raccogliere l’acqua in eccesso durante la preparazione
- un bollitore
- altri strumenti affusolati per raccogliere le foglie dall’interno della teiera.

danza del drago

Draghi

In molte culture di tutto il mondo, il drago è stato, per migliaia di anni, un simbolo ed è ancora oggi è molto popolare in Cina.
Per gli antichi Cinesi, il drago aveva attributi divini di potere: poteva trasformarsi e rendersi anche invisibile, capace di chiamare il vento e la pioggia, di controllare le forze naturali e li aiutava anche in battaglia. Sin dall’antichità è uno dei simboli più usati come motivo decorativo nell’arte, negli edifici, nell’arredamento e nelle feste popolari. Gli imperatori cinesi, già a partire dalla dinastia degli Han (206 a.C. – 220 d.C.), hanno scelto il drago come simbolo imperiale.

I testi antichi ne descrivono quattro tipi:
“draghi del cielo” (tian long), che simboleggiano la potenza rigenerativa del paradiso e l’imperatore.
“draghi-spirito” (shen long), che controllano le piogge, il vento e le nuvole. “draghi della terra” (di long), che portano la primavera e controllano i corsi d’acqua.
“guardiani del tesoro” (fu can long), considerati un po’ come i nostri angeli custodi.

Ai Cinesi attuali piace il drago come portafortuna e simboleggia una crescita equilibrata dello spirito, portatore di cambiamenti, associato al potere della trasformazione, alla ricerca di saggezza, felicità e immortalità.

La danza del drago

In Cina durante i festeggiamenti del capodanno cinese, così come in occasione di matrimoni, gruppi di figuranti formano un lungo serpentone con la testa a forma di drago. In queste occasioni la danza è di auspicio alla prosperità e alla fertilità.
La danza del drago ebbe inizio durante la dinastia Han e la sua popolarità, dopo migliaia di anni, non mostra alcun segno di declino. Dapprima essa era rappresentata durante le cerimonie sacrificali agli antenati. La danza intendeva rappacificare il re dei draghi e far piovere sulla terra divenuta arida a causa della siccità. La danza divenne uno spettacolo festoso durante le dinastie Tang e Song.
La leggenda riguardante la danza del drago racconta che il re dei draghi soffrisse di mal di schiena e le medicine non lo guarivano.
Si travestì quindi da vecchio e andò sulla Terra per cercare un dottore.
Egli gli auscultò il polso e, sorpreso, gli chiese: “Sei un essere umano?” Vedendo che non poteva più nascondere il suo travestimento, il re dei draghi gli disse la verità.
Il dottore gli chiese di ritornare alle sue vere sembianze e gli trovò, sotto una squama del girovita, un millepiedi e lo rimosse.
Tramite la coppettazione gli estrasse il veleno, gli curò la ferita e così il re dragone guarì presto e, per mostrargli la sua gratitudine, rivelò al medico il suo segreto: “Se costruirete dei draghi come me e giocherete con loro, avrete un buon tempo per il grano e per i raccolti”.
Quando la notizia si sparse, la gente preparò dei draghi e danzò con essi per ingraziarsi il re dragone e far piovere durante i periodi di siccità.
Più tardi, la tradizione della danza si sviluppò facendo danzare il drago verde in primavera, quello rosso in estate, il drago bianco in autunno e nero in inverno.

Origine della danza del Leone

La danza del leone è confusa spesso con quella del drago, tuttavia una differenza fondamentale è che il corpo del leone è normalmente mosso da due danzatori, mentre il drago ne richiede molto.
Le danze cinesi del leone si possono dividere, in generale, nello stile del Nord e in quello del Sud.
I leoni del Nord hanno, per lo più, una criniera arruffata gialla e arancione con un fiocco rosso o verde sopra la testa, per indicare maschio o femmina.
Il leone del Sud presenta una più ampia gamma di colori, con una testa caratterizzata da grandi occhi, uno specchio sulla fronte e un corno al centro.
Ci sono molte storie che narrano l’origine di questa danza. La danza del leone è eseguita ora durante festival ed eventi importanti, non soltanto come spettacolo, ma anche come simbolo della cultura e tradizione cinese per augurare alla comunità felicità, buona fortuna e benedizioni.

cerimonia del tè

Storia del monastero Shaolin

Shaolin è il nome del famoso monastero buddhista in cui per millenni si sono praticate le arti marziali. Attualmente è divenuto un termine piuttosto generico che indica sia l'insieme di tutti gli stili del Kung Fu, sia l'arte originaria insegnata nel tempio Shaolin dalla quale derivano anche, direttamente o indirettamente, quasi tutte le altre arti marziali asiatiche.
Il Monastero Shàolίn è il luogo di nascita del Buddismo cinese Chán (Zen in giapponese). Grazie alla pluricentenaria pratica di Kung Fu dei monaci Shàolίn, questo luogo è considerato “sacro” dai praticanti di quest’arte marziale.
Esso originariamente fu fondato nel 19° anno dell’era Taihe Dinastia Wei del Nord (495 d.C.). Fu costruito nella parte nord del Shaoshi, la cima occidentale della montagna Song, a 13 km Nord-Ovest della contea Deng Feng, incastonato fra montagne e foreste.
Il tempio è conosciuto come la culla del Buddismo cinese Chán (Zen) come pure per la Scuola di Arti Marziali Shàolίn. È un luogo che attira persone da tutto il mondo.
Durante le Dinastie del Nord e del Sud, un monaco indiano, Batuo, arrivò in Cina per predicare il Buddismo. Per volere dell’imperatore Wei Xiao Wen (471-500 d.C.) fu costruito un tempio nella foresta della montagna Shaoshi. Il carattere cinese per la parola “foresta” è “lin”, da qui il nome Shàolίn. Batuo predicava il Buddismo Theravada presso il Tempio di Shàolίn e ne fu anche il primo abate.
Fra i suoi numerosi discepoli Seng Chou, un Maestro Zen e Hui Guang furono i più conosciuti per il loro talento, sia nel Buddismo sia nelle arti marziali.
Nell’anno 527 d.C. il monaco indiano Bodhidharma, 28° generazione di discepoli di Sakyamuni, giunse nelle montagne Song. Si dice che egli trascorse nove anni in meditazione, col viso rivolto verso il muro di una caverna situata sotto il picco Wŭru nella catena dei monti Song, al di sopra del Monastero.
Successivamente giunse al Tempio per predicare il Buddismo Mahayana. A lui è attribuito il fatto di aver portato il Buddismo Chán in Cina. Quando egli trasmise a Hui Ke le insegne del Patriarcato, il Buddismo Chán prevalse nel Monastero Shàolίn. Bodhidharma è considerato come il Primo Patriarca del Buddhismo Chán cinese e il Tempio Shàolίn come la sede del Buddismo Chán.
Durante la Dinastia Sui (581-618 d.C.), l’imperatore Wen incoraggiò la diffusione del Buddismo e fece donazioni per la costruzione e il mantenimento del Monastero Shàolίn. In tutto il periodo del suo regno accordò al Tempio 100 qing di terreno (equivalenti a 667 ettari) per ampliare le abitazioni dei monaci.
Durante la Dinastia Tang (618-947 d.C.), l’imperatore Li Shiming assegnò 40 qing di terre al Monastero e conferì il titolo di Capo Supremo dei Monaci a Tan Zong per il suo aiuto nell’insediamento della Dinastia Tang. L’imperatore, inoltre, diede il permesso al Tempio Shàolίn di mantenere un reparto di 500 monaci guerrieri. Fu in quel tempo che al Monastero Shàolίn fu coniato il nome di “Primo Monastero sotto al Cielo”.
Durante la Dinastia Song (960-1279 d.C.), sia il Monastero sia le arti marziali, continuarono a svilupparsi. A quel tempo il numero dei monaci raggiunse le duemila unità. La Dinastia Ming (1368-1644 d.C.) vide il primo sviluppo della Scuola di arti marziali. Fra le migliaia di monaci emersero numerosi talenti che compirono varie prodezze. Questo periodo è chiamato “La primavera e l’autunno di Shàolίn”.
L’attuale ingresso principale del Tempio fu costruito nel 13° anno del regno dell’imperatore Yongzheng (1735 d.C.). Kangxi, il secondo imperatore Qing dell’ultima dinastia (1644-1911 d.C.) scrisse l’iscrizione calligrafica che, ai giorni nostri, sovrasta la porta principale del Tempio.

Il concetto di energia

Chi – Qi - Ch’i (pronuncia ci) - Prana – Ki – Energia vitale – Soffio cosmico: diverse parole, in varie lingue, tutte per esprimere il medesimo concetto.
Il Chi è l’energia universale che agisce sui corpi viventi attraverso i meridiani, canali entro cui tale energia scorre, fluisce, mantenendo in equilibrio le funzioni dell’organismo. Questa energia è sempre presente e agisce di continuo. Esso è l’elemento basilare dell’arte marziale, della MTC e della MTC e della vita. Anche il semplice fatto di pensare modifica l’ambiente. Infatti, il pensiero crea la realtà perché è in grado di influenzare la situazione energetica nella quale siamo immersi.
In Occidente, abituati, alle consuete regole “matematico-razionali”, riesce perfino difficile afferrare questi concetti. Il principio secondo il quale tutto nell’universo è energia è fondamentale e determina la teoria che afferma che tutto è connesso e tutto si trasforma costantemente.
Il concetto del Chi si trova in molte aree della tradizione cinese e ha un’ampia gamma di significati. Fisiologicamente parlando, il Chi è l’entità fondamentale che forma il mondo. È anche adoperato per incarnare le funzioni del corpo umano. Quando si muore, il Chi scompare. L’abbondanza, o la mancanza del Chi originario determina la vitalità della persona.

Federazione Chan Wu

Come è espresso nel nome, il duplice binario sul quale scorre l’impegno della Federazione Chan Wu è basato sulle attività marziali interne ed esterne (Wu) e sulla pratica della meditazione buddista zen (Chan in cinese).
Un binomio imprescindibile tramite il quale l’allievo, per mezzo della pratica costante sviluppa e armonizza un benessere completo psicofisico e di crescita interiore.

Il significato di Chàn

Chán corrisponde al meglio conosciuto in Occidente “Zen”** e riguarda il coltivare la mente, lo spirito e la saggezza della vita.
“Wŭ” si riferisce invece all’arte tradizionale cinese del Kung Fu (Gong Fu) e riguarda le abilità e le capacità del corpo. La pratica del Kung Fu ne accresce le facoltà, incrementa la coordinazione dei nervi con muscoli e articolazioni e accresce la difesa personale. Esso forgia anche il carattere e tempera la forza di volontà.
(** Zen: Si tratta di un approccio orientato alla valorizzazione della vita attimo per attimo, approccio orientato al superamento dei condizionamenti, delle contrapposizioni e degli attaccamenti).

Il significato di Wu

Nel Zuo Zhuan, il primo libro cinese di memoria storica, vi è la documentazione di un racconto risalente al periodo detto “Primavera e Autunno” (770-221 a.C.). Dopo la vittoria dello Stato Chu su quello di Jin, generali e soldati la stavano festeggiando. Un ministro chiese al Re di Chu: “Questa battaglia ha sparso i corpi delle truppe di Jin per tutto la landa.
La nostra completa vittoria ha intimorito il duca e il principe delle Pianure Centrali. Vostra maestà, perché non approfittate dell’occasione per costruire un’alta piattaforma in cima al mucchio di corpi per dimostrare i benefici ottenuti e il potere del nostro Stato?”
Il Re, sorridendo, rispose: “Ti sbagli, caro ministro, questa non è la maniera giusta”. Pronunciate queste parole tirò fuori la sua spada e scrisse sul terreno il carattere Wŭ dicendogli, “Non vedi che questo carattere è composto da due parti? Una è Zhi (che significa fermarsi) e l’altra è Ge (che significa daga- ascia). L’eliminazione delle guerre sarà possibile soltanto se fermiamo definitivamente l’uso delle armi.
Questo è il vero beneficio delle arti marziali”! Le implicazioni di questa famosa affermazione del Re di Chu fu sviluppata dalle generazioni successive. Molti strateghi e politici hanno applicato con successo l’idea di essere guerrieri senza usare le armi. Essa è anche usata per far cessare il fuoco tra Stati nemici, oppure per riprendersi dai disastri della guerra.
Quindi, le parti costitutive del carattere Wŭ, e il loro significato letterale, suggeriscono il massimo scopo della pratica delle arti marziali e cioè non il suo uso in combattimenti, ma, esternamente per rafforzare il corpo e, internamente, raggiungere la saggezza e coltivare lo spirito.
Pertanto, vincere senza violenza è divenuto il concetto base nella filosofia delle arti marziali cinesi.
Il più alto risultato che si possa raggiungere attraverso la pratica delle arti marziali è quello di applicare nella propria vita la saggezza meditativa alle arti marziali.
L’intuito di fondare un’organizzazione per l’insegnamento tradizionale del Kung Fu e standardizzarne gli stili venne al Grand Master Shi Xing Hong, della trentaduesima generazione dei monaci guerrieri del Monastero Shàolίn, maestro del nostro Liu Peng che insegna a Colleferro nella nostra palestra.

Stili e scuole cinesi di arti marziali

La Cina ha una lunga tradizione di arti marziali e, nel corso di centinaia di anni, si sono sviluppati molte differenti scuole e stili.
Il loro numero, come pure la diversità delle forme, fa parte della cultura cinese, così piena di tradizioni vivaci e spettacolari.
Men Pai oppure Liu Pai sono, rispettivamente, due frasi che si riferiscono a scuole e stili di arti marziali.
Tuttavia, la distinzione fra le scuole e gli stili non sta nel tipo di forme attribuito alle varie scuole o stili, ma nel loro lignaggio (discendenza), eredità (successione) e ubicazione.

Modalità per la classificazione di Scuole e Stili

Stili che portano il nome di montagne o luoghi storici e culturali famosi
comprendono Shàolίng Pai, Wŭdang Pai, Emei Pai, Qingchen Pai, Huashan Pai, Kongtong Pai e Tianshan Pai.

Stili denominati secondo i luoghi di provenienza
comprendono Nan Quan Bei Tui (Pugni al Sud e Gambe al Nord), Nan Gun (bastone del Sud) e Bei Qiang (Lancia del Nord).

Stili al cui nome è aggiunto il carattere cinese Quan (pugno)
includono Cha Quan, Hong Quan, Taiji Quan, Xingyi Quan (boxe forma e mente), Bagua Quan (Otto trigrammi), Tongbi Quan (boxe con le braccia), Menhe Quan, Hua Quan (boxe in stile cinese), Tanglang Quan (Mantide religiosa), Yingzhua (Artiglio d’aquila), Ditang Quan (boxe con caduta a terra), Pigua Quan (boxe sospesa, divisa, rapida), Meihua Quan (fior di prugna), Dachen Quan, Baji Quan, Liuhe Quan (boxe dalle Sei Armonie), Hong Quan (rosso) e Mizong Quan (confondere i passi).

Stili chiamati con nomi di divinità buddiste, degli Immortali taoisti, dei fantasmi o figure cinesi leggendarie dei racconti popolari:
Yì Shen Quan (Primo Dio), Er Lang Quan (un dio cinese che ha in mezzo alla fronte un terzo occhio vedente), Weituo Quan (Bodhisattva Skanda, una delle otto protezioni divine nel Buddismo cinese. Bodhisattva è un “Essere Risvegliato”), Baxian Quan (gli Otto Immortali), Jingang Quan (Vajrabodhisattva,  Bodhisattva Trascendenti sono quei  Bodhisattva che hanno raggiunto la Buddità, ma hanno rimandato il loro ingresso nel Nirvana), Guanyin Quan (Bodhisattva della Compassione), Fohan Quan (boxe del Buddha), Luohan Quan (Arhat: praticano il Buddismo per loro stessi, al contrario dei Bodhisattva) e Jingand Chui (Pugno di Vajrabodhisattva).

Gli Stili che nel loro nome contengono il carattere cinese Men (porta o cancello) sono:
Kong Men Quan (porta vuota), Hong Men Chuan (porta rossa) Sun Men Quan (porta della famiglia Sun) e Ziran Men Quan (porta della Natura).

Stili che portano il nome della famiglia
Yue Jia Quan (famiglia Yue), Zhou Jia Quan, Cali Li Fo Quan (oppure in Cantonese Choy Li Fut), Tai Chi stile Chen, Tai Chi stile Yang, Tai Chi stile Wŭ e Tai Chi stile Sun.

Stili che hanno il nome di una persona
Yanqing Quan, Taizu Quan (il Primo Patriarca), Sun Bing Quan, Wŭzu Quan (il Quinto Patriarca), Song Jiang Quan Yong Chun Quan, Wŭ Song Tuo Kao Quan (Wŭ Song che fugge dalle manette) e Gan Fengchi Quan Fa.

Stili che portano nomi di animali o che li imitano
She Quan, (Serpente), Hu Quan (Tigre), Bao Quan (Leopardo), He Quan (Gru), Shi Quan (Leone), Hou Quan (Scimmia), Biao Quan (Tigre giovane), Gou Quan (Cane), Ya Quan (Anatra), Hu He Shuangxing (duplice posizione Tigre-Gru), Yingzhua Quan (Artiglio d’Aquila), Tanglang Quan (Mantide religiosa), Qixing Tanglang (Mantide religiosa Sette Stelle), Liuhe Tanglang Quan (Mantide religiosa Sei Armonie), Zui Quan (boxe dell’ubriaco) e Ditang (boxe caduta a terra).

Stili nel cui nome è inserito quello di un oggetto
Shan Quan (Ventaglio), San Quan (Ombrello), Bandeng Quan (Sgabello), Shanmen Quan (Porta del Tempio), Sanzhan Tieshan Quan (Tre Lotte contro Ventaglio di Ferro).

Stili che contengono nomi di tecniche manuali
Jie Quan (bloccare), Gua Quan (attaccare), Dan Quan (evitare), Zha Quan (pugnalare), Tao Quan (agganciare), Fan Quan (rotolare), He Shou Quan (mano chiusa), Lan Shou Quan (parata con mano), Zhuang Da Quan (picchiare e colpire), Luohan Shiba Shou (Arhat a 18 mani) e Sanshiliu Bi Shou (Mano a trentasei sigilli).

Stili che recano nel loro nome tecniche con piedi e gambe
Tan Tui (Gamba che salta), Jie Tui (Gamba bloccante), San Bu Jia (Struttura dei Tre Passi), Wŭ Bu Da (Colpo dei Cinque Passi), Ba Bu Zhuan (rotazione degli Otto Passi), Lianhuan Yuang Bu (Passo unito dell’Anatra Mandarina), Ba Bu Lianhuan Quan (Pugno collegato agli Otto Passi).

Dentro gli stili più importanti, come Shàolίn Pai, Wŭdang Pai ed Emei Pai, ci sono molti sottostili. In questi ultimi, forme con caratteristiche distinte possono anche svilupparsi in un nuovo stile. In aggiunta a questi stili importanti ce ne sono numerosi altri minori che aggiungono, in maniera significativa, ricchezza e varietà alle arti marziali cinesi.